Se una macchina può svolgere una parte del nostro lavoro più velocemente di noi, che cosa succederà al nostro posto di lavoro?
È una delle domande che accompagnano la rapida diffusione dell'intelligenza artificiale.
Software capaci di produrre testi e immagini, analizzare informazioni, tradurre, programmare e automatizzare procedure stanno entrando nelle attività quotidiane di un numero crescente di aziende.
Da qui nasce facilmente una conclusione: se le macchine possono svolgere sempre più attività, serviranno sempre meno lavoratori.
Ma è davvero ciò che sta accadendo?
L'intelligenza artificiale entra nelle imprese
Secondo ISTAT, nel 2023 utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale il 5% delle imprese con almeno dieci addetti. Nel 2024 la percentuale era salita all'8,2%.
Nel 2025 ha raggiunto il 16,4%.
In appena due anni la quota è quindi più che triplicata.
La trasformazione appare ancora più evidente nelle grandi imprese: nel 2025 utilizzava tecnologie di IA il 53,1% delle aziende con almeno 250 addetti.
Non significa che l'intelligenza artificiale abbia già conquistato l'intero sistema produttivo. Significa, però, che la sua diffusione sta accelerando.
Ma l'occupazione sta diminuendo?
Se l'equazione più intelligenza artificiale = meno lavoratori fosse così semplice, dovremmo aspettarci di osservarne già qualche segnale nei dati complessivi sull'occupazione.
Per ora il quadro è differente.
Nel secondo trimestre del 2026 gli occupati in Italia erano 24 milioni e 363 mila, in crescita rispetto al trimestre precedente.
A luglio erano circa 24 milioni e 370 mila, 307 mila in più rispetto a luglio dell'anno precedente.
Bisogna però interpretare questi numeri con cautela.
Non possiamo concludere che sia stata l'intelligenza artificiale a creare questi posti di lavoro. L'occupazione dipende da moltissimi fattori: crescita economica, demografia, investimenti, domanda delle imprese, politiche pubbliche e trasformazioni dei singoli settori.
Allo stesso modo, però, non possiamo osservare la crescita dell'utilizzo dell'IA e concludere automaticamente che stia già provocando una riduzione generale dell'occupazione.
Forse la domanda interessante non riguarda soltanto quanti lavori resteranno.
Riguarda come cambieranno.
Se cambiassero soprattutto le competenze?
Un altro dato italiano offre un indizio interessante.
Quasi il 60% delle imprese che aveva valutato investimenti nell'intelligenza artificiale senza poi realizzarli indicava la mancanza di competenze adeguate tra gli ostacoli all'adozione.
La questione allora cambia.
Non soltanto:
Quanti lavori eliminerà l'intelligenza artificiale?
Ma anche:
Quali competenze saranno necessarie per lavorare insieme all'intelligenza artificiale?
Una tecnologia può automatizzare alcune attività senza necessariamente eliminare un'intera professione.
Può modificare il lavoro di chi la svolge, aumentarne la produttività, rendere alcune competenze più importanti e altre meno richieste. Può anche creare nuove attività che prima non esistevano.
Ed è qui che una trasformazione tecnologica diventa anche una trasformazione sociale.
Opportunità e rischi possono convivere
L'intelligenza artificiale potrebbe consentire di automatizzare attività ripetitive, aumentare la produttività e permettere alle persone di concentrarsi su compiti nei quali capacità umane e tecnologia si completano.
Ma esiste anche un'altra possibilità.
I benefici potrebbero distribuirsi in maniera molto diseguale.
Chi possiede determinate competenze potrebbe riuscire a sfruttare rapidamente i nuovi strumenti, mentre altri lavoratori potrebbero vedere diminuire il valore delle proprie competenze o incontrare maggiori difficoltà nell'adattarsi.
Anche le prime evidenze internazionali suggeriscono prudenza. Gli effetti dell'IA possono essere diversi a seconda delle professioni, dell'età, delle competenze, dei settori e dei territori.
Non esiste ancora una risposta unica.
Una trasformazione ancora aperta
Sarebbe prematuro concludere che l'intelligenza artificiale eliminerà il lavoro umano.
Sarebbe altrettanto prematuro concludere che non produrrà conseguenze negative per alcuni lavoratori.
Quello che possiamo già osservare è una tecnologia che sta entrando rapidamente nelle imprese mentre competenze, mansioni e organizzazione del lavoro cominciano ad adattarsi.
Forse, quindi, la domanda decisiva non sarà soltanto:
Quanto lavoro farà l'intelligenza artificiale al posto nostro?
Potrebbe diventare:
Come sceglieremo di organizzare il lavoro quando persone e intelligenza artificiale potranno svolgerlo insieme?
Ed è una domanda alla quale i dati, almeno per ora, non possono dare una risposta definitiva.
La domanda dell'Osservatorio
Secondo te, quale sarà il principale effetto dell'intelligenza artificiale sul lavoro nei prossimi dieci anni?
A. Eliminerà più posti di quanti ne creerà
B. Creerà soprattutto nuove opportunità lavorative
C. Trasformerà soprattutto i lavori esistenti
D. Aumenterà le differenze tra lavoratori con competenze diverse
E. È ancora troppo presto per dirlo
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